Un Bosco Incantato dai piccoli gesti

Nasrin e suo marito si sono imbattuti nel Bosco Incantato un martedì mattina: la loro Priya, uno scricciolo di 3 mesi, era stata appena ricoverata nel reparto di Terapia Intensiva e loro, persi tra i corridoi dell’Ospedale Buzzi, non riuscivano a trovarla. Venivano da un Paese lontano, parlavano poco l’italiano e la paura per la loro piccola rendeva tutto più complicato; avevano bisogno di qualcuno che li affiancasse e stesse loro accanto.

Nei giorni seguenti li abbiamo accompagnati spesso ma Nasrin, così in pensiero per Priya, appariva scostante, raramente in ospedale, poco presente di fianco alla bambina, e questo allarmava i medici, preoccupati che la madre potesse rifiutare quella figlia malata.

Trovare nel Bosco Incantato un luogo accogliente e volontarie e operatrici pronte ad ascoltarla le ha gradualmente permesso di aprirsi e, con poche parole e tanti sguardi, raccontare: la difficoltà a comprendere quanto detto dai medici circa le condizioni di salute della bambina; il timore di fare domande, per paura di disturbare, essere irrispettosa, o dimostrare poca fiducia nel lavoro dei dottori; la comprensibile fatica nell’accettare la malattia di Priya, e la paura di non sapere come starle vicino, come farle da mamma.

Oltre a un sostegno emotivo, comprendere tutto questo ci ha permesso di accogliere e dare un aiuto anche concreto, facendoci portatori delle difficoltà e attivando la rete ospedaliera: lo staff medico ha così contattato un operatore con le stesse origini della famiglia, per facilitare la comprensione, e il personale ospedaliero si è attivato per offrire loro un sostegno psicologico e sociale.

Per Nasrin e la sua famiglia, purtroppo, la strada verso la serenità è ancora lunga e complicata, la malattia di Priya ha fatto traballare tutti gli equilibri e non sarà facile ricostruire una nuova stabilità. Con “Il Bosco Incantato” i volontari di Arché ci saranno per stare loro accanto e garantire loro un appoggio.

Dentro l’ospedale, luogo privilegiato della cura, il Bosco Incantato ha l’obiettivo di stare vicino ai genitori dei piccoli pazienti accogliendo le emozioni e le relazioni di cui ciascuna persona è portatrice e che emergono nel momento di maggiore fragilità, come quello della malattia di un figlio o di una figlia.

Come ci si prende cura della fragilità e della dignità di queste storie? Le volontarie e i volontari del Bosco Incantato lo fanno attraverso l’impegno all’ascolto, alla pazienza, alla curiosità, alla disponibilità all’incontro, confrontandosi e formandosi costantemente.

Tante storie che accogliamo ci arrivano senza molte parole, perché difficili da dire o perché, come per Nasrin, manca una lingua in comune. Questi, tuttavia, sono ostacoli che possiamo superare grazie ad attenzioni apparentemente semplici, che possono far sentire una persona a casa anche lontano dalla terra natia: offrire un tè, un caffè e un momento di svago, sedersi insieme, portare uno sguardo di comprensione o un sorriso, condividere una lacrima, sono gesti universali che possono abbattere molte barriere. Quella linguistica, ad esempio; ma anche quella dell’età, come testimoniano le molte volontarie giovani e giovanissime che sfidano le definizioni affibbiate alla loro generazione e scelgono di mettersi in gioco nell’incontro col prossimo.

Ciò che immancabilmente mi colpisce ed emoziona, e che emerge spesso con calore ed entusiasmo dai racconti e dalle esperienze raccolte, è come in questi gesti, a prima vista così piccoli e ordinari, si ritrovi un senso profondo di condivisione e di comunità.


Marta Falanga

Responsabile Assistenza Ospedaliera di Milano












Questo post è associato al progetto: Il Bosco Incantato

Postato Martedì 04/06/2019 da