Cosa diranno di noi tra qualche centinaio di anni?

Una donna dopo aver preso il suo posto sul treno aveva cominciato a mangiare i biscotti che aveva poggiato sul sedile vicino a lei quando a un tratto si accorse che il suo vicino di sedile glieli stava prendendo e, con una irritante indifferenza condita da ripetuti sorrisi, se li mangiava di gusto come fossero suoi.

La donna allora cominciò a mangiarli più in fretta e ne mangiava quanti più poteva, mentre il suo vicino continuava a prendere, con estrema calma, un biscotto ogni tanto. Ormai prossima alla stazione in cui doveva scendere, terminati i biscotti del sacchetto, la donna congedò il suo vicino con uno sguardo risentito, raccolse tutte le sue cose e si allontanò. Mentre se ne andava sistemando il contenuto della sua borsa - come solo una donna sa fare - ... in quell’istante si trovò tra le mani, intatto, il suo pacco di biscotti.

Quelli che aveva divorato risentita erano uguali ai suoi ma appartenevano al suo vicino, quel vicino che le aveva sorriso più volte mentre lei gli rubava i biscotti!

È una storia che, senza fare un trattato di antropologia che pure sarebbe assai intrigante di questi tempi, rende bene la condizione umana in cui viviamo e ci aiuta a comprendere meglio ciò che avviene e accade velocemente, troppo velocemente nella nostra umanità oggi.

La realtà è che molti di noi vivono come quella donna che ha fatto tutto il viaggio in treno pensando che il vicino le stesse rubando i biscotti, quando in realtà solo nel momento in cui è scesa dal treno, si è resa conto che era lei a sottrarre allo sconosciuto i suoi di biscotti!

Edgar Morin chiamò questo effetto l’accecamento paradigmatico. Il cieco paradigmatico non cerca “l’altro”, ma cerca sempre “lo stesso”, cerca la conferma di ciò che già conosce. Ed è ovvio che “lo stesso” ha il vantaggio di confermare il paradigma. Il tutto è estremamente rassicurante.

In fondo la signora del treno, icona della nostra società, avrebbe potuto vivere meglio quel viaggio che è il viaggio della vita, se avesse anche solamente rivolto una parola gentile, uno sguardo di tenerezza al vicino così che oltre a vivere il viaggio un poco più rilassata, avrebbe potuto godere di un doppio pacco di biscotti!

Questa è la perversa logica in cui siamo immersi oggi e di cui molti si sentono orgogliosi. La logica di chi costruisce muri di sicurezza, investendo ingenti risorse che potrebbero essere condivise, ma è un atteggiamento perdente e regressivo: ci fa tornare indietro, proprio come se la storia non ci insegnasse alcunché.

Per vivere in maniera umanamente decente abbiamo bisogno del rispetto dei diritti e dei doveri, come ci insegnano i Padri Costituenti, così come è necessario cominciare dal modo con cui guardiamo il vicino, l’altro, il diverso, che altro non è che essere gentili, altro non è che guardare il vicino negli occhi… e riconoscere che è umano come me.

Una sera ho avuto l’opportunità di ascoltare il dottor Pietro Bartòlo il medico di Lampedusa e tra le immagini da lui proiettate in cui raccontava la sua esperienza di umanità nel soccorrere uomini, donne e bambini naufraghi sull’isola di Lampedusa, mi ha colpito quando ha mostrato il sangue del cordone ombelicale di un bambino appena nato da una mamma nigeriana. Possiamo essere bianchi o neri, diceva, ma il sangue è rosso per tutti, siamo tutti fratelli e sorelle in umanità e nelle nostre vene scorre lo stesso sangue.

Cantava Fabrizio De André (Corale. Leggenda del Re Infelice):

«Non c’è speranza nell’uomo

se non nell’amore che uccide l’odio,

nella carità che uccide cupidigie,

e rancori, e ingiustizie.

I potenti rammentino

che la felicità non nasce dalla ricchezza né dal potere,

ma dal piacere di donare.

La morte è rimorso per chi non ha saputo aprirsi, in vita,

alla compassione».

Cosa diranno di noi tra qualche centinaio d’anni? Vorremmo essere ricordati come quelli dei muri e delle chiusure? Vorremmo passare alla storia come quelli che per paura hanno fatto regredire la storia? Oppure come coloro che hanno fatto da levatrici per un futuro diverso e più umano?

Forse siamo ancora in tempo a invertire la tendenza dominante, quel vento nero che aleggia sull’Europa e che può essere spazzato via, dal cominciare a guardare l’altro negli occhi.


padre Giuseppe Bettoni

dall'Archébaleno #60














Postato Mercoledì 05/06/2019 da Paolo Dell'Oca