Tris di incontri formativi a Roma

Tra aprile e giugno sono stati tre gli incontri formativi che hanno coinvolto i volontari e operatori di Roma. Tre occasioni per riflettere sul ruolo che occupano e per chiedersi come e cosa si possa migliorare.

“Fragilità, disagio sociale e tutela del bambino e della sua famiglia” era il titolo del primo appuntamento. Alfio Di Mambro, il responsabile nazionale dell’Area Prossimità di Arché (precedentemente chiamata Area Assistenza), ha spiegato i riferimenti legislativi della tutela dei bambini attraverso le esperienze dirette di alcune mamme, incontrate durante le ore di presenza a domicilio o negli ospedali, soffermandosi sull’importanza di una stretta collaborazione tra istituzioni e privato sociale. Il discorso si è poi spostato su adozioni e affido, in virtù di un crescente interesse sull’argomento.

“I disegni dei bambini e la loro valenza nell’espressione di emozioni e richieste relazionali” era il tema del secondo incontro tenuto da Sea Andreozzi, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva. Punti centrali della discussione erano i volontari dell’ospedale Bambin Gesù e l’attività che svolgono. Durante la mattinata di Day Hospital i bambini sono tenuti a fare molte visite e c’era bisogno di qualcosa che “riempisse i buchi” senza interrompere o ritardare il lavoro di medici e infermieri.

Con il disegno si è trovato uno strumento utile perché può essere facilmente ripreso e interrotto e perché rappresenta un’enorme risorsa ludica per un ambiente come quello ospedaliero. Osservando i vari disegni fatti dai bambini, la dott.ssa Andreozzi, ha concluso il suo intervento analizzando le caratteristiche dell’approccio grafico nelle diverse fasi di crescita del bambino.

Il terzo appuntamento “Aggiornamenti sull’infezione HIV: contagio, terapia, compliance” è stato gestito dalla Dottoressa Stefania Bernardi, immuno-infettivologa presso l’ospedale pediatrico Bambin Gesù. Durante l’incontro si è parlato di HIV, con cui Arché ha avuto tanto a che fare e che ha fatto chiedere ai presenti da quanto non si fermassero a parlare così esplicitamente di questa malattia.

La storia stessa di Arché ha insegnato quanto pesi il pregiudizio su quest’infezione e, anche se i progressi in campo medico sono stati eccezionali, è rimasto un nostro impegno importante accompagnare le persone nei percorsi terapeutici e supportarle nei momenti di debolezza e scoraggiamento, molto spesso causati proprio da quegli atteggiamenti preconcettuali rivolti ai malati di HIV e che potrebbero sfociare in un’adesione terapeutica non adeguata e conseguente fallimento delle cure.














Postato Mercoledì 12/06/2019 da Paolo Dell'Oca