I pomeriggi in prigione

Dalla primavera del 2018 i nostri volontari entrano (ed escono) dalla sezione nido del Carcere di Bollate.

La sezione nido accoglie mamme detenute con bambini di età compresa tra gli zero e tre anni. Sempre più spesso, quando presento il servizio che svolgiamo all’interno del carcere, la domanda che mi viene posta è:

“Ma per quale ragione una mamma dovrebbe portare all’interno di un carcere un bambino così piccolo? Piuttosto che portare mio figlio in un carcere lo lascerei ai nonni o lo manderei in affido”.

Le ragioni che spingono queste mamme a tenere con sé il proprio figlio sono innumerevoli: prima di tutto la legge italiana lo permette garantendo il legame materno-infantile fino al compimento del terzo anno del figlio (legge 354/1975). Ma non solo, poco più di cinque anni fa è stata firmata, per la prima volta in Europa, la Carta dei figli dei genitori detenuti che «riconosce formalmente il diritto di questi minorenni alla continuità del proprio legame affettivo con il genitore detenuto e, al contempo, ribadisce il diritto del medesimo alla genitorialità».

Grazie alla presenza dei nostri volontari, le mamme e i bambini accolti in sezione hanno la possibilità di passare un pomeriggio diverso dagli altri. Non facciamo nulla di eccezionale, gli stiamo semplicemente accanto: ci sediamo sui divanetti e chiacchieriamo con le mamme, chiediamo loro com’è andata l’udienza o la visita con i loro parenti, le ascoltiamo quando hanno bisogno di sfogarsi, condividiamo con loro la merenda oppure prepariamo insieme meravigliose torte o crepes, giochiamo con i bambini, li portiamo al parchetto (perché le mamme non possono uscire dalla sezione), portiamo loro delle uova di cioccolato per Pasqua o festoni e palloncini in occasione del loro compleanno.

Alcuni pomeriggi volano: entriamo alle 15:00 e, tempo di fare due chiacchiere con le mamme ed un giretto al parco con i bambini, e sono già arrivate le 18:00, dobbiamo uscire e salutiamo tutti. Le mamme e i bambini ci accompagnano all’uscita, ci ringraziano tantissime volte, e ci ricordano l’appuntamento per la settimana successiva: “Per favore, venite anche il prossimo weekend, se no siamo da sole!”, attraversiamo tutti i controlli degli assistenti penitenziari e torniamo alla macchina, assaporando il piacere della libertà. Un pensiero torna alle mamme e i bambini che abbiamo appena salutato: loro no, questo piacere non lo possono ancora assaporare.

Altri pomeriggi invece sono più complicati: arriviamo alle 15:00, beviamo un caffè con le mamme, in attesa che i bambini si sveglino del riposino pomeridiano, e a un certo punto, dall’altra parte della sezione (vicino alle camere dove dormono i bambini) sentiamo dei rumori: scattiamo in piedi e ci precipitiamo fuori dalla cucina. In fondo al corridoio vediamo Giacomo, bambino di due anni e mezzo che stava dormendo e, svegliatosi, è sceso dal letto da solo. Con molta fatica trascina una sediolina di legno fuori dalla sua stanza. L’avvicina alla finestra, ci sale sopra in piedi, cerca di guardare fuori dalle sbarre, ma è ancora troppo basso. Torna in camera, prende la scatola di legno dentro cui la mamma tiene le spazzole dei capelli, l’appoggia sulla sediolina di legno, ci sale sopra e, appendendosi alle sbarre, guarda fuori. C’è un sole magnifico oltre le mura del Carcere. La mamma, preoccupata, gli corre incontro e lo sgrida “Perché se cadi ti fai male!”. Giacomo la guarda e le dice “Mamma, guadda, bimbo!”, indicandole un signore che stava camminando sotto la sua finestra.

Un brivido mi ha attraversato il corpo. Uno sguardo d’intesa con l’altra volontaria e propongo: “Ehi, mamma, ti va se portiamo Giacomo al parchetto mentre aspettiamo che anche gli altri bambini si sveglino?”.












Questo post è associato al progetto: Sezione Nido del Carcere di Bollate

Postato Martedì 06/08/2019 da Paolo Dell'Oca