Le riflessioni nascoste dai tweet


Pubblicato su VITA il 27 luglio, l'articolo di Riccardo Bonacina è uno spunto per riflettere e orientarsi, tra le tante idiozie e immondizie che hanno tormentato la calura di luglio sulla pelle di un uomo accoltellato.

Quel triste episodio è stato cavalcato volgarmente da molti ruoli istituzionali per farne grancassa di improbabili teoremi.

Ruoli chiassosi e ignoranti che sputano sistematicamente, a suon di tweet e proclami, sui principi fondanti della nostra Repubblica, sanciti dalla Costituzione su cui hanno solennemente giurato.

L’accoltellamento e la morte di Mario Carciello Rega sono gravi fatti di reato di cui lo Stato ha l’obbligo di occuparsi, tramite le proprie funzioni e Istituzioni, applicando la legge tanto nella fase investigativa, quanto, a seguire, nell’ambito di un giusto processo. E l’azione dello Stato è naturale sia di interesse del giornalismo e della politica, oltre che delle chiacchiere sotto l’ombrellone.

Ma non finisce qui.

Altrettanto tristi e profonde riflessioni ci debbono venire sia dalla scena di fondo, la ricerca di una dose di cocaina, sia dalla foto del presunto colpevole ammanettato e bendato nelle mani dello Stato.

Sul primo aspetto si sofferma correttamente Stefano Arduini nell’articolo pubblicato da VITA il 29 luglio scorso, ove sono riportati i dati dell’ultimo rapporto pubblico, risalente al 2017. Tra numeri da capogiro, si legge: “Le attività economiche connesse al mercato delle sostanze psicoattive illegali rappresentano circa il 75% di tutte le attività illegali e pesano per circa lo 0,9% sul PIL. Il consumo di tali sostanze è stimato valere 14,4 miliardi di euro, in aumento di oltre un punto percentuale rispetto all’anno precedente. Il 40% è attribuibile alla spesa per il consumo di cocaina”. Sono dati che fanno pensare: si tratta di una criminalità ricca, della quale si toccano solo le frange dei disperati che trafficano per strada al servizio di cosiddetti insospettabili o, forse più propriamente, intoccabili. Ma il tema non è di interesse della classe politica di oggi (né di ieri).

Sul secondo aspetto, ovvero il biondino ammanettato e bendato, si fa un po’ di retorica quasi banale dalla quale non si capisce se l’esecrazione vada più verso chi ha scattato la foto o verso chi ha adottato certe pratiche: si continua a glissare sull’omertà che gravita attorno all’infame trattamento che lo Stato è capace di riservare a talune delle persone che ha in custodia, con depistaggi e quant’altro ogniqualvolta il fatto riesca a raggiungere la cronaca o l’investigazione giudiziaria (sequestro Dozier, Diaz, Cucchi, Carcere di Pianosa, 41 bis, ecc.; è di questi giorni la Mollicone ma se ne parla solo sottovoce ….)

Tiziana Maiolo ha ricordato recentemente su Il Dubbio, che il metodo “mani pulite” ha visto 41 suicidi. Lo stesso quotidiano si sofferma oggi sulle morti di malattia in carcere. Il numero dei suicidi che ogni anno tocca la popolazione carceraria (numeri assoluti e percentuali, riferiti a coloro che scontano una condanna e a coloro che sono in attesa di giudizio) non sono facili da reperire nei mezzi d’informazione e le Istituzioni tacciono.

E se combiniamo il fenomeno della droga con la tortura praticata dallo Stato per indurre pentimenti e confessioni, come facciamo a non ricordare Giuseppe Gulotta, detenuto innocente per 22 anni, per i fatti di Alkamar di 42 anni fa? Non si è mai saputo chi sia stato coperto dall’utilizzo sacrificale di Gulotta e dalla morte in carcere di chi era stato pescato con lui per la pantomima.

Credo sia naturale per tutti noi condividere il dolore per la morte di Mario Carciello Rega.

E il rispetto di Mario, così come di ogni vittima della violenza, da chiunque praticata, ci impongono di tapparci le orecchie di fronte agli urlatori, di spegnere i tweet e accendere il cervello, di chiudere lo smartphone per cercare di aprire gli occhi su tutto quello che la violenza vorrebbe celare.


Avvocato Carlo Alberto Giovanardi,

consigliere di Fondazione Arché















Postato Venerdì 02/08/2019 da